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Andar per Iperico

Sabato 20 giugno alle 23.43 è andato in scena il solstizio d’estate 2020, l’evento astronomico più interessante dell’anno, un appuntamento cui non potevamo rinunciare!

Particolarmente interessante perché associato a un’eclissi anulare di sole (purtroppo non visibile alle nostre latitudini), oltre che a una rara congiunzione planetaria tra Giove, Saturno e Plutone nel segno del Cancro, aspetto astronomico che ha messo in fibrillazione gli amanti dell’astrologia.

Per godere delle suggestioni del giorno più lungo dell’anno, siamo saliti sui crinali del Montalbullo, primo elevato spartiacque tra il litorale e i rilievi dell’entroterra, palcoscenico di tante albe e tramonti.

Non potevamo sperare in una giornata più bella!

Fresche brezze di maestrale, già dal mattino, han ripulito e acceso l’aria d’una luminosità e di un’intensità di colori davvero uniche.

Il giorno del solstizio di giugno, il sole raggiunge il punto più elevato del suo cammino celeste.

Dal 22, fino al solstizio del dicembre prossimo, le giornate ricominciano ad accorciarsi. Stranamente l’inizio dell’estate, stagione più calda e luminosa dell’anno, coincide proprio con l’inizio del declino solare.

Tante le tradizioni e le usanze che accompagnano questo giorno.

Ispirandoci a una di esse, ci siamo mossi alla ricerca del protagonista indiscusso, fiore per eccellenza del momento solstiziale estivo.

L’iperico, nome botanico Hypericum perforatum, è conosciuto soprattutto come “Erba di San Giovanni”. L’inizio della sua fioritura, infatti, coincide approssimativamente con la ricorrenza di San Giovanni Battista.

Breve parentesi.

Forse vi sarete domandati come mai le festività solstiziali, San Giovanni Battista e Natale, non coincidono con il giorno esatto dell’evento astronomico.

Facendo un rapido calcolo, le scopriremo attardate di circa quattro giorni. Il solstizio è una festività molto, molto antica, perciò, per toglierci questa curiosità, dobbiamo volare agli albori delle civiltà occidentali, prima che gli astronomi caldei ed egizi documentassero le loro scoperte sui movimenti solari; un volo di 3000 anni!

Prima di allora si festeggiava il solstizio nel momento in cui ci si accorgeva che il sole, iniziando a declinare o a innalzarsi, invertiva il suo percorso nel cielo.

Effettivamente quando il sole raggiunge i due apici del suo analemma, prima di invertire la sua marcia, pare fermarsi in quella posizione per circa quattro giorni: la durata del giorno differisce solo di pochi secondi.

Nelle tradizioni precristiane, il periodo tra il 19 e il 24 giugno era considerato un tempo sacro.

Il cattolicesimo sovrappose le proprie celebrazioni a quelle pagane, così il Natale sostituì il Dies Natalis Solis Invicti, la natività di San Giovanni Battista i riti del solstizio d’estate.

E l’incontro con l’iperico comincia.

Il giallo acceso dei suoi fiori, l’esplosione degli stami, le foglie appuntite e punteggiate, lo rendono facilmente individuabile ai lati del sentiero, su prati, incolti e margini boschivi.

Per riconoscerla con sicurezza, strofiniamo i petali tra le dita, uscirà un succo rosso, caratteristica che nella tradizione cattolica lo fece collegare al sangue di San Giovanni.

Conosciuto e apprezzato fin dall’antichità per le molteplici proprietà curative, soprattutto antinfiammatorie, antisettiche, cicatrizzanti, analgesiche e antidepressive, è un eccellente rimedio per ferite, scottature, mal di testa, stati ansiosi e depressivi.

Come spesso accade, l’origine del nome può raccontarci qualcosa sulla sua storia.

Una connotazione addirittura magica venne attribuita a questa pianta nell’antichità.

Infatti il nome del genere, “Hypericum”, deriva dal greco “hyper”, “sopra”, ed “eykon”, “immagine”.

Ippocrate e Dioscoride gli davano il significato di “al di sopra delle ombre”, nel senso di “più forte degli spiriti dell’oltretomba”.

Da questa fama gli deriva l’appellativo di “Scacciadiavoli”.

In Inghilterra, nei secoli scorsi, una varietà di iperico veniva utilizzata per allontanare i fantasmi che infestavano le case.

Il nome della specie, “perforatum”, si riferisce alle caratteristiche chiazze traslucide presenti sulle foglie.

Un’altra tradizione popolare è quella delle spighe della buona sorte.

Raccogliendole durante il solstizio estivo e conservandole in casa fino a quello successivo, sarebbero un ottimo amuleto contro le sventure.

Il nostro breve viaggio sulle tracce dell’iperico si conclude qua.

Se volete aggregarvi a questo nostro rito, per conoscere e utilizzare le virtù di questa pianta, il prossimo anno non perdetevi l’appuntamento!

Quale miglior giorno che quello di San Giovanni per augurarvi buona estate?

Mario Santini – Guida Ambientale Escursionistica e Guida GLOCAL