“Entroterra Trek” è un viaggio a piedi in tre tappe dalle foreste dell’Umbria settentrionale alla vetta maggiore di questa parte di Appennino: il Monte Catria.
Un percorso in una zona selvaggia, abitata da sempre ma in modo sparso.
Territori dove l’abbandono antropico degli ultimi 40 anni lascia spazio al ritorno forte del bosco e
del selvatico: osservatori formidabili del processo di “successione secondaria” che , ad esempio, sta vedendo in forte espansione le Foreste Demaniali di Pietralunga da cui partiremo.
Un percorso vario, sotto diversi aspetti. Innanzittutto perché attraverseremo valli e fossi, poi supereremo la profilata barriera delle Serre di Burano e infine la
montagna vera e propria.
Vario nella vegetazione, dai boschi di querce, ornielli e carpini, alle conifere rimboschite alle faggete della montagna, ai vari prati e pascoli che rimangono.
Vario nella geologia, con i paesaggi brulli del marnoso arenaceo e poi le rocce calcaree della dorsale appenninica.
Lungo sterrate, carrarecce e sentieri sarà molto più probabile incontrare la fauna
selvatica che altri essere umani. Di sicuro incontreremo le tante storie di queste
terre e di queste antiche vie.
Cammineremo in un territorio dove l’occhio non incontra superficie piana se non in qualche lingua di
terra negli stretti fondovalle e a cui calza a pennello la definizione di margine: geografico, storico, geologico, economico.

I tappa: Pietralunga- Il Barco (Serra di Burano. notte in tenda)
II tappa: Serra di Burano-Chiaserna
III tappa: Chiaserna-Monte Catria

Tutte le info complete e dettagliate QUI:

ENTROTERRA TREK da Pietralunga al Monte Catria

🗺 Dove: Pietralunga (Pg)
📈 Lunghezza: 43 km
⏳ Durata: 3 giorni/2 notti
⛰ Dislivello:+ 2330 -1940
🥾 Difficoltà: E(Escursionista)
📌COSTO: prezzo base 250 E a persona ( costo include/costo non include visita la pagina della Raffaello travel Group)

📌Direzione Tecnica: Urbino Incoming
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❎Cosa portare per il trekking: Scarponi da Trekking ( preferibili alti ) – maglia traspirante – zaino da escursione giornaliera con: borraccia almeno 1 litro, un piccolo asciugamano, gel e mascherina, un termico ( pile), un antivento, un antipioggia ( questi ultimi due possono anche essere un unico indumento ) una maglia di ricambio, cappello ed occhiali da sole, eventuale crema solare , snack
frutta secca, torcia frontale
❎COSA PORTARE PER IL DOPO ESCURSIONE
Un borsone (non valigie rigide o trolley) scarpe da “riposo”, maglie traspiranti necessarie per l’intero trekking ( forse ci sarà il tempo per lavarle ma non sempre ) ,pantaloni di ricambio , intimo per i giorni necessari, indumenti personali per la notte, sacco a pelo ed eventualmente stuoino e cuscino gonfiabile per la notte in tenda, batterie di ricambio per la torcia, caricabatterie per cellulare ed eventualmente per la macchina fotografica, necessario per lavarsi e salviettine umidificate per la notte in tenda e/o per altre necessità, un costume ed un asciugamano ( da evitare i teli mare di spugna troppo ingombranti ) ciabatte.

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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori, associato AIGAE con numero di registro UM165.
Vasco Feligini (MR 147)
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Prenotazione:
RAFFAELLO TRAVEL GROUP
📞 39 0722 327831

Info tecniche e sul percorso
333 9309557 (Fabio)
3392077118 Vasco
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⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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Un trekking di 4 giorni che concatena le tre montagne di questa parte di Appennino, storicamente facente parte del Ducato di Urbino. Un sali scendi abbastanza impegnativo sul Monte Nerone, Monte Petrano e sul Monte Catria, vetta principale di questo tratto di dorsale. Partenza da Piobbico, paese subito a nord del Monte Nerone. La risalita della Gola dell’Infernaccio ci condurrà nel luogo più iconico della montagna, la Balza Forata. Dopo la prima notte nel nuovo Rifugio Chalet Corsini, la seconda tappa ci svelerà il percorso dell’intero trek una volta saliti su La Montagnola. Da lì per alcuni km, le tre montagne del trekking ci appariranno perfettamente allineate, un unico grande massiccio diviso oggi dalle profonde gole del Bosso e del Burano. Discenderemo lungamente per il versante sud, in uno dei lati meno conosciuti del Nerone. Le viste su Pian dell’Acqua, sulla Valle del Bosso e su la parete affiorante di Poggio Le Guaiane rientreranno sicuramente tra le emozioni che ci porteremo a casa. Superata la valle fluviale saliremo sulle primi pendici del Monte Petrano fino a Le Smirre, dove ci attenderà per una notte all’aria aperta l’Accampamento Glocalguides già allestito. La terza tappa ci farà superare il Petrano camminando tra i bei panorami delle gole del Bosso e del Burano. Una lunga discesa, al cospetto delle pareti erose de La Roccaccia, ci porterà ai piedi dell’ultimo massiccio. Il passaggio per il paese di Cantiano, davanti al grande anfiteatro naturale del Tenetra, ci permetterà di ristorarci e visitare il paese, il centro più importante della vallata. Con l’arrivo alla destinazione di tappa ci apparirà evidente la sfida che ci attende per l’ultimo giorno, in cui superando 1300 m di dislivello positivo, arriveremo ai 1702 della vetta del Catria. I panorami che si aprono da lì e il pranzo a Cantiano, che ci attende dopo essere ridiscesi a piedi fino alla Madonna degli Scout e poi rientrati in pulmino, saranno la giusta ricompensa alle nostre fatiche. Un trekking che, attraverso le diverse modalità di pernotto (rifugio, agriturismo, tende in accampamento) permette di sentire e vivere in diversi modi la relazione stretta che si instaura con la montagna e l’ambiente naturale. I nostri passi saranno sempre accompagnati da una Guida Ambientale Escursionistica del territorio, che ci consentirà di andare oltre le semplici apparenze e di vivere un’esperienza profonda tra montagne, boschi e valli chi non finiranno di sorprenderci.

🗺 Dove: Monte Nerone, Monte Petrano, Monte Catria(Appennino Umbro Marchigiano, PU))
⏳ Durata: dal giovedi 2 giugno alla domenica pomeriggio 5 giugno
❎Direzione Tecnica: Urbino Incoming
✅ Trekking di 4 giorni/3 notti con alloggio in modalità differente
📌Programma:
Giovedi 2 giugno: Piobbico (PU)- Rifugio Chalet Principe Corsini ( Monte Nerone, notte in rifugio)
Venerdì 3 G: Rifugio Corsini-Le Smirre (notte in Accampamento Glocal)
Sabato 4 G: Le Smirre (Mte Petrano)- Chiaserna (notte al birrificio del Catria)
Domenica 5 G: Birrificio- La Croce del Catria (vetta 1701m)
📌COSTO: a partire da 325 e/persona
La quota include: 3 pernottamenti, 3 cene, 3 colazioni, 2 pranzi al sacco, 1 pranzo fine trek (una bevanda compresa ¼ di vino o birra o bibita ed acqua ); una guida presente h24; un assistente per l’accampamento; assistenza completa per accampamento e trasporto bagagli; transfer per il ritorno alle auto al punto di partenza (1 mezzo ogni 8 pax); il noleggio delle tende per l’accampamento, assicurazione medico-bagaglio

✅🍴Sistemazione:
1 notte al Rifugio Chalet Principe Corsini
1 notte birrificio del Catria
1 notte in tenda in Accampamento Glocal
📈 Lunghezza: 46 km
⛰ Dislivello:+ 4050m -2700 m

🥾 i dati delle Tappe:

Tappa 1
📈 Lunghezza: 6 km
⛰ Dislivello:+ 1200 m

Tappa 2
📈 Lunghezza: 17 km
⛰ Dislivello:+650 – 1300 m

Tappa3
📈 Lunghezza: 12 km
⛰ Dislivello:+ 900 m -700 m

Tappa 4
📈 Lunghezza: 12 km
⛰ Dislivello:+1250 -300 m

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🤠 Posti limitati: max 10 persone
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Cosa portare:
Per l’attività escursionistica: Scarponi da Trekking (preferibili alti ). Maglia traspirante, zaino da escursione giornaliera con: borraccia almeno 1 litro, un piccolo asciugamano, gel e mascherina, un termico ( pile ), un antivento, un antipioggia ( questi ultimi due possono anche essere un unico indumento ) una maglia di ricambio per le persone che sudano molto, cappello ed occhiali da sole, eventuale crema solare protettiva, snack rompidigiuno o frutta secca eventuali integratori se ne fate uso, torcia frontale.

Per le soste: In un borsone (non valigie rigide no trolley) scarpe da “riposo”, maglie traspiranti necessarie per l’intero trekking (forse ci sarà il tempo per lavarle ma non sempre), pantaloni di ricambio , intimo per i giorni necessari, indumenti personali per la notte, sacco a pelo ed eventualmente stuoino e cuscino gonfiabile per la notte in tenda, batterie di ricambio per la torcia, caricabatterie per cellulare ed eventualmente per la macchina fotografica, necessario per lavarsi e salviettine umidificate per la notte in tenda e/o per altre necessità, un costume ed un asciugamano ( da evitare i teli mare di spugna troppo ingombranti ) ciabatte.
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Accompagnatore: Guida Ambientale Escursionistica Fabio Santori, associato AIGAE con numero di registro UM165, operante ai sensi della L4/201., libero professionista con P.IVA
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⚠️ Prenotazione solo attraverso Urbino Incoming di Urbino
📞 +39 0722 327831
http://www.urbinoincoming.it/

TREKKING NELLE MARCHE “Le Tre Cime del Duca”

👉Prenotazioni aperte fino a martedi 15 maggio
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⚠ L’itinerario e la durata delle escursioni possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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Nel mezzo della primavera andremo in escursione nell’Appennino Gualdese.
Un anello che ci porterà su tutta una serie di vette che fanno da corona a Gualdo Tadino, seguendo le storie che tra barbari, romani, eremiti, santi e partigiani hanno intriso questo territorio,
Proprio dall’eremo di Serrasanta inizieremo con una partenza in discesa. Tutta questa zona è uno straordinario balcone affacciato su Gualdo.
Attraversata, in un ambiente suggestivo, la Valle del Fonno, cominceremo a salire decisamente. Guadagnata quota, andremo a toccare diverse cime in successione: Monte Fringuello, Penna, Nero, Purello e Serrasanta. Ogni vetta ci racconterà la Storia, mettendo cosi una tessera in quello straordinario mosaico di storia e natura chiamato Appennino.
Il Ritorno verso l’Eremo ci regalerà una
vista da non dimenticare

🗺 Dove: Gualdo tadino (PG), Umbria
📈 Lunghezza: 12,6 km
⏳ Durata: 6 ore soste incluse
⛰ Dislivello:+ 784 -730 m
🥾 Difficoltà: E(Escursionista)
📌COSTO: 15 euro. Il costo include i servizi di Guida Ambientale Escursionistica, con assicurazione professionale RCT
🍴 Pranzo al sacco
🤠 Posti limitati
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❎Abbigliamento raccomandato: scarpe da trekking con suola ben scolpita. abbigliamento a strati, pantaloni lunghi, maglietta traspirante, cappello , occhiali da sole, Kway e/o giacca antivento, pile o soft shell,
❎Portare con se: 1,5 litro d’acqua, snacks e frutta secca, pranzo al sacco
❎Consigliati: bastoncini da trekking, indumenti ricambi, macchina fotografica,
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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori UM 165
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Prenotazione solo tramite Whatsapp al:
333 9309557 Fabio
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⏰ RITROVO PARTECIPANTI: – ore 9.45 il punto preciso verrà fornito al momento dell’iscrizione
( NEL RISPETTO DI TUTTI E’ RACCOMANDATA e SARA’ RISPETTATA LA MASSIMA PUNTUALITA’.)
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⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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✅Al momento della prenotazione verrà fornito:
✔ regolamento dell’escursione,
✔ protocollo anti COVID 19,
✔ come raggiungere il luogo di partenza,
✅L’iscrizione e la partecipazione all’escursione comportano l’accettazione del Regolamento generale e delle norme anti Covid19

https://www.facebook.com/events/697897198325045/

Anello impegnativo ma ad alto contenuto emozionale nel versante sud del Monte Nerone. Un percorso di 12 km che ci porterà a salire per guadagnare la parte alta della montagna, tra i bei panorami di questa zona . La discesa dalle creste del Cambusone e il passaggio per la spettacolare cascata de La Cornacchia regaleranno suggestione e adrenalina, su sentieri non certo adatti a chi soffre di vertigini.
Con la Primavera che si diffonde e l’acqua che scorre, una giornata che si preannuncia davvero bella
Da Serravalle di Carda saliremo verso Monte Nerone, fino a raggiungere i quasi 1350 m di Buca Grande, un cammino carsico che entra per alcune decine di m nella montagna. Dopo alcuni traversi tra le praterie che cominciano ad essere tappezzate di fiori e un bel rifornimento d’acqua alle inesauribili Fontanelle, punteremo la parete rocciosa per poi percorrerla in cresta (Cambusone). Alcuni passaggi esposti e tecnici ci porteranno allo spettacolo salto de La Cornacchia, 45 m di cascata su estetici affioramenti di roccia che caratterizzano un paesaggio unico

🗺 Dove: Serravalle di Carda, Monte Nerone (Pu) Marche
📈 Lunghezza: 12,7 km
⏳ Durata: 5 ore soste incluse
⛰ Dislivello:+ 660 -648 m
🥾 Difficoltà: EE(Escursionista)
📌COSTO: 15 euro. Il costo include i servizi di Guida Ambientale Escursionistica, con assicurazione professionale RCT
🍴 Pranzo al sacco
🤠 Posti limitati
_______________________________________
❎Abbigliamento raccomandato: scarpe da trekking con suola ben scolpita. abbigliamento a strati, pantaloni lunghi, maglietta traspirante, cappello , occhiali da sole, Kway e/o giacca antivento, pile o softshell, guanti invernali
❎Portare con se: 1,5 litro d’acqua, snacks e frutta secca, pranzo al sacco
❎Consigliati: bastoncini da trekking, indumenti ricambi, macchina fotografica,
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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori (Um 165)
Vasco Feligini (MR 147)
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Prenotazione solo tramite Whatsapp al:
3339309557 Fabio
3392077118 Vasco
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⏰ RITROVO PARTECIPANTI: – ore 9.30 il punto preciso verrà fornito al momento dell’iscrizione
( NEL RISPETTO DI TUTTI E’ RACCOMANDATA e SARA’ RISPETTATA LA MASSIMA PUNTUALITA’.)
________________________________________
⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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✅Al momento della prenotazione verrà fornito:
✔ regolamento dell’escursione,

✅L’iscrizione e la partecipazione all’escursione comportano l’accettazione del Regolamento generale e delle norme anti Covid19

https://www.facebook.com/events/346846847462876/

Fuori dalla dorsale appenninica umbro marchigiana settentrionale, lateralmente adagiato verso l’Adriatico, il Monte Strega a volte sembra apparire come un lungo drago che dorme con la sua cresta bellainmostra
La Battaglia delle Nazioni, combattuta a Sentinum tra Romani e popoli italici, ne segnò le vicende, come le popolazioni galliche che l’abitarono. Luogo di misticismo e di leggende, lo Strega ci regala anche la piacevole sensazione di una camminata in cresta tra panorami appenninici e sull’Adriatico
Partenza e ritorno dal piccolo borgo di Montelago, da cui inizieremo a percorrere i sentieri sullo stretto confine tra storia e leggenda

🗺 Dove: Montelago, Sassoferrato (An) Marche
📈 Lunghezza: 10 km
⏳ Durata: 5 ore soste incluse
⛰ Dislivello:+ 536 -548 m
🥾 Difficoltà: E(Escursionista)
📌COSTO: 15 euro. Il costo include i servizi di Guida Ambientale Escursionistica, con assicurazione professionale RCT
🍴 Pranzo al sacco
🤠 Posti limitati
_______________________________________
❎Abbigliamento raccomandato: scarpe da trekking con suola ben scolpita. abbigliamento a strati, pantaloni lunghi, maglietta traspirante, cappello , occhiali da sole, Kway e/o giacca antivento, pile o softshell, guanti invernali
❎Portare con se: 1,5 litro d’acqua, snacks e frutta secca, pranzo al sacco
❎Consigliati: bastoncini da trekking, indumenti ricambi, macchina fotografica,
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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori (Um 165)
Vasco Feligini (MR 147)
=======================
Prenotazione solo tramite Whatsapp al:
3339309557 Fabio
3392077118 Vasco
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⏰ RITROVO PARTECIPANTI: – ore 9.45 il punto preciso verrà fornito al momento dell’iscrizione
( NEL RISPETTO DI TUTTI E’ RACCOMANDATA e SARA’ RISPETTATA LA MASSIMA PUNTUALITA’.)
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⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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✅Al momento della prenotazione verrà fornito:
✔ regolamento dell’escursione,

✅L’iscrizione e la partecipazione all’escursione comportano l’accettazione del Regolamento generale e delle norme anti Covid19

📷 Foto di copertina: Daniele Gabbarelli

https://www.facebook.com/events/546173703517267/

A piedi nell’entroterra dell’entroterra

Una tiepida giornata di inizio febbraio mi fornisce l’occasione giusta. Il cielo è coperto ma sembra aperto al cambiamento. L’aria calda degli ultimi giorni ha sciolto la neve di gennaio. Non dovrebbe piovere; e questo negli ultimi mesi è già qualcosa.

Con metodo e ritualità preparo lo zaino con il necessario per stare fuori la giornata. Poi, messi gli scarponi, mi faccio accompagnare appena fuori Pietralunga, sulla strada, detta della Cima, che porta a Gubbio.

Punto all’orizzonte il Monte Catria e la dorsale appenninica, ma oggi posso solo immaginarli in quanto fagocitati dalle nubi e dalle nebbie, insomma dai vapori che salgono dalla terra zuppa d’acqua.

Mi faccio accompagnare perché oggi partenza e arrivo del mio andare non coincideranno, non farò un anello ma un bel tragitto di circa 17 km. Da Pietralunga alla Serra di Burano, strade di fondovalle e mezza costa e passi che l’uomo percorre da più di duemila anni.

Ad esempio, secondo gli studi storici, deve averlo compiuto, nella seconda metà del XIII sec., Albertino da Montone per recarsi al Monastero di Fonte Avellana dove poi divenne priore e acquisì i titoli per essere nominato santo. E infatti la traccia che seguo lungo le alte colline e le valli è quella della seconda tappa del “Cammino di Sant’Albertino”, segnato con sporadiche targhette e qualche segnale di pittura come Camino Camaldolese.

Lasciato alle spalle San Benedetto Vecchio, mi addentro in un territorio dove l’occhio non incontra superficie piana se non in qualche lingua di terra negli stretti fondovalle. La pelle della Madre Terra qui ha mille rughe, come intorno agli occhi di una vecchia contadina. Questi infiniti orizzonti, questo saliscendi senza sosta è da sempre stato uno degli aspetti che più mi ha colpito dell’Alta Umbria. E che immagino colpisca i “forestieri”; ho sempre pensato ad esempio che gli olandesi diventino frequentatori abituali e assidui delle nostre zone proprio per questo: abituati alla piattezza del loro paesaggio chissà da quale emozione vengono travolti quando si sono ritrovano a mirare i mille orizzonti che a volte, dai nostri toppi, si estinguono solo dopo il Monte Amiata.

Un territorio a cui calza a pennello la definizione di margine. Geografico, in quanto margine dell’Appennino ma anche della Valle del Tevere. Geologico, margine tra la la dorsale calcarea e il marnoso arenaceo. Anche nella Storia spesso è stato un margine, come ai tempi del corridoio bizantino. O negli ultimi sessantanni, cosi al margine da essere irrimediabilmente abbandonato da chi vi nasceva, ma anche non deturpato dalla modernità e dal cosiddetto sviluppo.

Nei colori spenti di gennaio, imbruniti dall’umido impregnante di questi giorni post neve e post piogge, un rosso punterellato colora diversi campi, con una saturazione tale da far pensare ad una coltivazione antropica. Invece sono le bacche della spinosa rosa canina…Altro che coltivazione, queste distese ci parlano della fuga dell’uomo e della Natura che avanza. La rosa canina infatti è una delle piante pioniere, una di quelle che inizia con i suoi cespugli a ricolonizzare i campi abbandonati aprendo la strada, in alcuni decenni, al ritorno del bosco. Camminare tra Pietralunga e le Serre oggi ci permette un’osservazione privilegiata su questo fenomeno di aumento della superficie forestale e sui meccanismi della cosiddetta “successione secondaria”. La migrazione da queste zone alla “industrializzata” Valle del Tevere dagli anni 60 in poi ha prodotto un abbandono progressivo ma anche selettivo, che ci permette di osservare oggi le varie fasi con cui il selvatico si riprende l’antropizzato. Dai campi più improduttivi e scomodi, abbandonati per primi con il ridursi della forza lavoro disponibile e dove già le piante pioniere hanno lasciato spazio al bosco, ai campi più fertili e comodi, smessi di coltivare quando il contadino è diventato agricoltore e dove si vede alberi nascere tra le spine e le spire delle piante che ne hanno protetto il seme. Fino al luogo sacro della società contadina, l’aia, probabilmente tenuta pulita anche dopo che la casa era stata lasciata, probabilmente curata per rispetto fino a che “non sono morti i vecchi”, e ora tutto un brulicare di ailanti, rose canine, ginepri, ginestre… quasi una rappresentazione vegetale della vitalità e socialità umana del tempo che fu.

Il mio legame con la terra, l‘essere stato un pastore , portano sempre i miei occhi a cercare nel territorio che cammino i segni e gli indizi dell’attività agricola. Che tipo di agricoltura, chi lavora, cosa si produce. Tra Pietralunga e la Serra di Burano l’agricoltura è ormai residuale, come dicevo poco sopra parlando dell’avanzare dei boschi che ha portato la superficie delle Foreste Demaniali di Pietralunga a circa 10000 ettari. Pochi campi coltivati, attorniati dai boschi e probabilmente…assediati dai cinghiali. Qualche coltivazione di cereale, che oggi verdeggia splendidamente risaltando in un paesaggio dai colori opachi e bruni. Qualche prato pascolo, in lotta con ginestre e rose canine. Qualche medicaio per il fieno. Terre povere, le conosco bene, quelle del marnoso arenario: povere di sostanza organica,esposte a erosione. Terre da cui l’uomo ha ricavato cibo e sostentamento sempre con immense fatiche, con “la stenta” come si dice da queste parti. Anche perchè oltre che con una Natura avara i contadini hanno dovuto sempre combattere con l’avidità dei padroni. L’agricoltura da queste parti nella storia mi è sempre sembrato qualcosa di eroico. Cosi non posso che provare un sentimento di ammirazione, di solidarietà quando attraverso gli sparuti poderi al lato della strada e vedo le poche persone al lavoro, ultimi custodi di un territorio. L’odore forte e inconfondibile delle mucche segnala la presenza di qualche piccola mandria all’aria aperta, nei recinti invernali nei pressi delle stalle e delle case. Le vacche e i vitellini si godono qualche timido raggio di sole, il fango provocato dagli zoccoli, il rotolone di fieno a sostenre l’alimentazione. La loro presenza, insieme all’assenza invece di pecore e capre, mi fa pensare invece alla forte pressione dei predatori . Non a caso un sentiero che incrociamo poco prima di metà percorso fa parte degli Anelli del Lupo, proprio perché nella zona già negli anni 90 fu accertata la presenza di un branco stabile. Del resto del lupo trovo segni di presenza durante tutto il cammino: le inconfondibili fatte, le grandi impronte impresse sul fango.

Proprio la grande quantità di pozze e terra bagnata ci fornisce l’occasione per ricostruire il sostenuto traffico del selvatico. Caprioli, cinghiali, istrici, tassi, volpi oltre al re dei predatori. Una serie di impronte più grandi di ungulato mi fa pensare al transito di cervi. I caprioli schizzano più di una volta su per l’impinnato bosco o dai campi…il bello di camminare soli!

Il sole alla fine illumina il pomeriggio e dirada le ultime nubi quando già sono verso il fondovalle che mi porterà ai piedi dell’imponente Serra. Mentre il Catria ormai è completamente nascosto, a nord ovest a volte fa capolino qualche scorcio di Monte Nerone, ormai anche lui denudato dalla neve. L’Appennino è la dietro, ma siamo in un territorio geologicamente differente. Siamo nel marnoso arenaceo, formatosi proprio quando l’Appennino si è elevato e nel corso del tempo ha riempito di detriti di origine terrosa il precedente bacino marino. Un territorio brullo e aspro. Durante il cammino incontro spettacolari pareti di argille scure a forte erosione che letteralmente si sbriciolano in sassi infinitesimali: le genghe, come vengono chiamate, simbolo inconfondibile di questa formazione geologica. Come inconfondibili sono i profondi fossi che solcano le alte colline, adornati, ove il terreno spiana un po o dove c’è semplicemte spazio al di là della verticalità, da una maestosa vegetazione ripariale. Pioppi e salici di dimensioni ammirevoli.

Proprio lungo i fossi che, alimentati dalle pioggie e dalla neve sciolta oggi ora cantano a festa ora ruggiscono dove la pendenza si accentua, nasce l’oro di queste terre, ciò che porta il nome di Pietralunga a essere conosciuto in tutto il mondo: il Tuber Magnatum Pico, comunemente conosciuto come tartufo bianco pregiato

Anche se le tracce degli insediamenti antropici ci raccontano che qui, proprio per la conformazione orografica e la povertà della terra, vi ha sempre abitato poca gente, la memoria scritta e orale ci racconta una grandissima quantità di storie. Proprio per questo essere impervio e boschivo potremmo incontrare, lavorando con la fantasia a ritroso nel tempo, i partigiani della V Brigata Garibaldi “Pesaro”; o inseguire i passi, ora rapidi e furtivi ora sicuri e sfacciati, dei briganti della Banda di Zigo…

L’ultimo pezzo, una erta salita che mi conduce alla strada asfaltata che a quota circa 700m taglia la Serra da sud a nord, mi ricorda che da queste parti anche il camminare è duro… un continuo saliscendi che porta ad accumulare dislivelli importanti anche senza percorrere le lunghe ascese tipiche della montagna. L’ora tarda del pomeriggio mostra le ultime attività umane sulla Serra. Un sommesso e laborioso andirivieni di persone e mezzi nei poderi, perché è l’ora delle stalle, cioè l’ora in cui si accudiscono gli animali domestici prima della notte

Quando Gaia mi riprende con la macchina, la radio mi riporta rapidamente ai giorni complicati che viviamo…il Covid, la crisi di governo, un sistema allo sbando… Sono sempre più convinto che con il centro che collassa cosi rapidamente, sarà proprio nei margini che si potrà coltivare speranza e nuova umanità. E che proprio per questo, oltre che per i noti motivi naturalistici e geologici, la bellezza, la pace e la calma forza, che ho sentito oggi durante il cammino, abbiano un valore inestimabile

Fabio Santori

Monte Nerone

cosa sono

I glocal trek sono escursioni concatenate per scoprire l’essenza del concetto Globale e Locale e cioè la nostra visione dell’escursionismo in montagna.

Non deve essere solo un hike ( escursione di un solo giorno ) ma un esperienza, anche se vissuta quasi stanzialmente sfruttando un solo campo base

A chi è rivolta

a tutti quelli che non vogliono fermarsi alle fugaci emozioni di un giorno, ma vogliono vivere anche le scomodità dell’esperienza in montagna.

Che cosa offriamo e perché proprio noi?

Noi guide glocal siamo viaggiatori, siamo abitanti delle montagne, siamo persone curiose e disponibili, che abbiamo fatto nostro il concetto stesso di visione globale partendo dal locale, certo ora siamo anche guide e coordinatori di gruppi e quindi mettiamo a disposizione degli altri la nostra esperienza sperando che questo sia di aiuto per diventare curiosi

Cosa non siamo

Non siamo travel blogger o influencer o escursionisti alle prime armi, e soprattutto non siamo alla ricerca di like a tutti i costi, non siamo quelli del su le mani, questo non significa che siamo dei musoni, anzi proprio perché ci piace condividere l’esperienza del vivere all’aperto in montagna, non stiamo lì a ragionare più di tanto se il servizio che offriamo sia più o meno alla moda.

dove

il prossimo 11 12 e 13 Settembre inizieremo con questa prima esperienza sul monte nerone, forse la ripeteremo e perchè no, magari anche con un clima più difficile.