Un trekking di 4 giorni che concatena le tre montagne di questa parte di Appennino, storicamente facente parte del Ducato di Urbino. Un sali scendi abbastanza impegnativo sul Monte Nerone, Monte Petrano e sul Monte Catria, vetta principale di questo tratto di dorsale. Partenza da Piobbico, paese subito a nord del Monte Nerone. La risalita della Gola dell’Infernaccio ci condurrà nel luogo più iconico della montagna, la Balza Forata. Dopo la prima notte nel nuovo Rifugio Chalet Corsini, la seconda tappa ci svelerà il percorso dell’intero trek una volta saliti su La Montagnola. Da lì per alcuni km, le tre montagne del trekking ci appariranno perfettamente allineate, un unico grande massiccio diviso oggi dalle profonde gole del Bosso e del Burano. Discenderemo lungamente per il versante sud, in uno dei lati meno conosciuti del Nerone. Le viste su Pian dell’Acqua, sulla Valle del Bosso e su la parete affiorante di Poggio Le Guaiane rientreranno sicuramente tra le emozioni che ci porteremo a casa. Superata la valle fluviale saliremo sulle primi pendici del Monte Petrano fino a Le Smirre, dove ci attenderà per una notte all’aria aperta l’Accampamento Glocalguides già allestito. La terza tappa ci farà superare il Petrano camminando tra i bei panorami delle gole del Bosso e del Burano. Una lunga discesa, al cospetto delle pareti erose de La Roccaccia, ci porterà ai piedi dell’ultimo massiccio. Il passaggio per il paese di Cantiano, davanti al grande anfiteatro naturale del Tenetra, ci permetterà di ristorarci e visitare il paese, il centro più importante della vallata. Con l’arrivo alla destinazione di tappa ci apparirà evidente la sfida che ci attende per l’ultimo giorno, in cui superando 1300 m di dislivello positivo, arriveremo ai 1702 della vetta del Catria. I panorami che si aprono da lì e il pranzo a Cantiano, che ci attende dopo essere ridiscesi a piedi fino alla Madonna degli Scout e poi rientrati in pulmino, saranno la giusta ricompensa alle nostre fatiche. Un trekking che, attraverso le diverse modalità di pernotto (rifugio, agriturismo, tende in accampamento) permette di sentire e vivere in diversi modi la relazione stretta che si instaura con la montagna e l’ambiente naturale. I nostri passi saranno sempre accompagnati da una Guida Ambientale Escursionistica del territorio, che ci consentirà di andare oltre le semplici apparenze e di vivere un’esperienza profonda tra montagne, boschi e valli chi non finiranno di sorprenderci.

🗺 Dove: Monte Nerone, Monte Petrano, Monte Catria(Appennino Umbro Marchigiano, PU))
⏳ Durata: dal giovedi 2 giugno alla domenica pomeriggio 5 giugno
❎Direzione Tecnica: Urbino Incoming
✅ Trekking di 4 giorni/3 notti con alloggio in modalità differente
📌Programma:
Giovedi 2 giugno: Piobbico (PU)- Rifugio Chalet Principe Corsini ( Monte Nerone, notte in rifugio)
Venerdì 3 G: Rifugio Corsini-Le Smirre (notte in Accampamento Glocal)
Sabato 4 G: Le Smirre (Mte Petrano)- Chiaserna (notte al birrificio del Catria)
Domenica 5 G: Birrificio- La Croce del Catria (vetta 1701m)
📌COSTO: a partire da 325 e/persona
La quota include: 3 pernottamenti, 3 cene, 3 colazioni, 2 pranzi al sacco, 1 pranzo fine trek (una bevanda compresa ¼ di vino o birra o bibita ed acqua ); una guida presente h24; un assistente per l’accampamento; assistenza completa per accampamento e trasporto bagagli; transfer per il ritorno alle auto al punto di partenza (1 mezzo ogni 8 pax); il noleggio delle tende per l’accampamento, assicurazione medico-bagaglio

✅🍴Sistemazione:
1 notte al Rifugio Chalet Principe Corsini
1 notte birrificio del Catria
1 notte in tenda in Accampamento Glocal
📈 Lunghezza: 46 km
⛰ Dislivello:+ 4050m -2700 m

🥾 i dati delle Tappe:

Tappa 1
📈 Lunghezza: 6 km
⛰ Dislivello:+ 1200 m

Tappa 2
📈 Lunghezza: 17 km
⛰ Dislivello:+650 – 1300 m

Tappa3
📈 Lunghezza: 12 km
⛰ Dislivello:+ 900 m -700 m

Tappa 4
📈 Lunghezza: 12 km
⛰ Dislivello:+1250 -300 m

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🤠 Posti limitati: max 10 persone
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Cosa portare:
Per l’attività escursionistica: Scarponi da Trekking (preferibili alti ). Maglia traspirante, zaino da escursione giornaliera con: borraccia almeno 1 litro, un piccolo asciugamano, gel e mascherina, un termico ( pile ), un antivento, un antipioggia ( questi ultimi due possono anche essere un unico indumento ) una maglia di ricambio per le persone che sudano molto, cappello ed occhiali da sole, eventuale crema solare protettiva, snack rompidigiuno o frutta secca eventuali integratori se ne fate uso, torcia frontale.

Per le soste: In un borsone (non valigie rigide no trolley) scarpe da “riposo”, maglie traspiranti necessarie per l’intero trekking (forse ci sarà il tempo per lavarle ma non sempre), pantaloni di ricambio , intimo per i giorni necessari, indumenti personali per la notte, sacco a pelo ed eventualmente stuoino e cuscino gonfiabile per la notte in tenda, batterie di ricambio per la torcia, caricabatterie per cellulare ed eventualmente per la macchina fotografica, necessario per lavarsi e salviettine umidificate per la notte in tenda e/o per altre necessità, un costume ed un asciugamano ( da evitare i teli mare di spugna troppo ingombranti ) ciabatte.
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Accompagnatore: Guida Ambientale Escursionistica Fabio Santori, associato AIGAE con numero di registro UM165, operante ai sensi della L4/201., libero professionista con P.IVA
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⚠️ Prenotazione solo attraverso Urbino Incoming di Urbino
📞 +39 0722 327831
http://www.urbinoincoming.it/

TREKKING NELLE MARCHE “Le Tre Cime del Duca”

👉Prenotazioni aperte fino a martedi 15 maggio
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⚠ L’itinerario e la durata delle escursioni possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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Nel mezzo della primavera andremo in escursione nell’Appennino Gualdese.
Un anello che ci porterà su tutta una serie di vette che fanno da corona a Gualdo Tadino, seguendo le storie che tra barbari, romani, eremiti, santi e partigiani hanno intriso questo territorio,
Proprio dall’eremo di Serrasanta inizieremo con una partenza in discesa. Tutta questa zona è uno straordinario balcone affacciato su Gualdo.
Attraversata, in un ambiente suggestivo, la Valle del Fonno, cominceremo a salire decisamente. Guadagnata quota, andremo a toccare diverse cime in successione: Monte Fringuello, Penna, Nero, Purello e Serrasanta. Ogni vetta ci racconterà la Storia, mettendo cosi una tessera in quello straordinario mosaico di storia e natura chiamato Appennino.
Il Ritorno verso l’Eremo ci regalerà una
vista da non dimenticare

🗺 Dove: Gualdo tadino (PG), Umbria
📈 Lunghezza: 12,6 km
⏳ Durata: 6 ore soste incluse
⛰ Dislivello:+ 784 -730 m
🥾 Difficoltà: E(Escursionista)
📌COSTO: 15 euro. Il costo include i servizi di Guida Ambientale Escursionistica, con assicurazione professionale RCT
🍴 Pranzo al sacco
🤠 Posti limitati
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❎Abbigliamento raccomandato: scarpe da trekking con suola ben scolpita. abbigliamento a strati, pantaloni lunghi, maglietta traspirante, cappello , occhiali da sole, Kway e/o giacca antivento, pile o soft shell,
❎Portare con se: 1,5 litro d’acqua, snacks e frutta secca, pranzo al sacco
❎Consigliati: bastoncini da trekking, indumenti ricambi, macchina fotografica,
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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori UM 165
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Prenotazione solo tramite Whatsapp al:
333 9309557 Fabio
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⏰ RITROVO PARTECIPANTI: – ore 9.45 il punto preciso verrà fornito al momento dell’iscrizione
( NEL RISPETTO DI TUTTI E’ RACCOMANDATA e SARA’ RISPETTATA LA MASSIMA PUNTUALITA’.)
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⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
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✅Al momento della prenotazione verrà fornito:
✔ regolamento dell’escursione,
✔ protocollo anti COVID 19,
✔ come raggiungere il luogo di partenza,
✅L’iscrizione e la partecipazione all’escursione comportano l’accettazione del Regolamento generale e delle norme anti Covid19

https://www.facebook.com/events/697897198325045/

Fuori dalla dorsale appenninica umbro marchigiana settentrionale, lateralmente adagiato verso l’Adriatico, il Monte Strega a volte sembra apparire come un lungo drago che dorme con la sua cresta bellainmostra
La Battaglia delle Nazioni, combattuta a Sentinum tra Romani e popoli italici, ne segnò le vicende, come le popolazioni galliche che l’abitarono. Luogo di misticismo e di leggende, lo Strega ci regala anche la piacevole sensazione di una camminata in cresta tra panorami appenninici e sull’Adriatico
Partenza e ritorno dal piccolo borgo di Montelago, da cui inizieremo a percorrere i sentieri sullo stretto confine tra storia e leggenda

🗺 Dove: Montelago, Sassoferrato (An) Marche
📈 Lunghezza: 10 km
⏳ Durata: 5 ore soste incluse
⛰ Dislivello:+ 536 -548 m
🥾 Difficoltà: E(Escursionista)
📌COSTO: 15 euro. Il costo include i servizi di Guida Ambientale Escursionistica, con assicurazione professionale RCT
🍴 Pranzo al sacco
🤠 Posti limitati
_______________________________________
❎Abbigliamento raccomandato: scarpe da trekking con suola ben scolpita. abbigliamento a strati, pantaloni lunghi, maglietta traspirante, cappello , occhiali da sole, Kway e/o giacca antivento, pile o softshell, guanti invernali
❎Portare con se: 1,5 litro d’acqua, snacks e frutta secca, pranzo al sacco
❎Consigliati: bastoncini da trekking, indumenti ricambi, macchina fotografica,
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Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE:
Fabio Santori (Um 165)
Vasco Feligini (MR 147)
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Prenotazione solo tramite Whatsapp al:
3339309557 Fabio
3392077118 Vasco
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⏰ RITROVO PARTECIPANTI: – ore 9.45 il punto preciso verrà fornito al momento dell’iscrizione
( NEL RISPETTO DI TUTTI E’ RACCOMANDATA e SARA’ RISPETTATA LA MASSIMA PUNTUALITA’.)
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⚠ L’itinerario e la durata dell’escursione possono variare a insindacabile giudizio della Guida per motivi meteo o di sicurezza
________________________________________
✅Al momento della prenotazione verrà fornito:
✔ regolamento dell’escursione,

✅L’iscrizione e la partecipazione all’escursione comportano l’accettazione del Regolamento generale e delle norme anti Covid19

📷 Foto di copertina: Daniele Gabbarelli

https://www.facebook.com/events/546173703517267/

Monte Nerone

cosa sono

I glocal trek sono escursioni concatenate per scoprire l’essenza del concetto Globale e Locale e cioè la nostra visione dell’escursionismo in montagna.

Non deve essere solo un hike ( escursione di un solo giorno ) ma un esperienza, anche se vissuta quasi stanzialmente sfruttando un solo campo base

A chi è rivolta

a tutti quelli che non vogliono fermarsi alle fugaci emozioni di un giorno, ma vogliono vivere anche le scomodità dell’esperienza in montagna.

Che cosa offriamo e perché proprio noi?

Noi guide glocal siamo viaggiatori, siamo abitanti delle montagne, siamo persone curiose e disponibili, che abbiamo fatto nostro il concetto stesso di visione globale partendo dal locale, certo ora siamo anche guide e coordinatori di gruppi e quindi mettiamo a disposizione degli altri la nostra esperienza sperando che questo sia di aiuto per diventare curiosi

Cosa non siamo

Non siamo travel blogger o influencer o escursionisti alle prime armi, e soprattutto non siamo alla ricerca di like a tutti i costi, non siamo quelli del su le mani, questo non significa che siamo dei musoni, anzi proprio perché ci piace condividere l’esperienza del vivere all’aperto in montagna, non stiamo lì a ragionare più di tanto se il servizio che offriamo sia più o meno alla moda.

dove

il prossimo 11 12 e 13 Settembre inizieremo con questa prima esperienza sul monte nerone, forse la ripeteremo e perchè no, magari anche con un clima più difficile.

C’era una volta lo scarpone ed al massimo le pedule ora invece il mercato ci rende la vita difficile anche in quella che è la scelta principale per camminare in natura in sicurezza
Le scarpe da trail

Iniziamo da quelle che vedo usare più spesso, le scarpe da trail. Innanzitutto cosa è il trail?

Non abbiate paura non farò un trattato sul trail anche perchè non è questo lo scopo di questo articolo, ma vi devo raccontare di cosa si tratta per farvi capire perchè usare questa scarpa o se è preferibile sceglierne un altra.

Il trail running, una disciplina che si dice sia nata nel 1983 dopo una competizione di corsa sulle Rocky Mountains del Colorado.

Quindi la scarpa da trail è adatta a sentieri prati ecc, ma è una scarpa per correre, fatta per persone allenate che corrono in montagna.

Di solito è una scarpa che fascia bene il piede, è una scarpa morbida ed ha un buon grip e sono leggere.Ma la flessibilità della suola non la rende adatta a terreni molto sconnessi, a camminare con zaini pesanti, e non è adatta alle discese in “frenata” hanno grip ma non sostengono la caviglia

In compenso i modelli ben fatti hanno dei brevetti per attutire i colpi sulla parte posteriore del piede nel tallone.

scarpe da avvicinamento e/o vie ferrate

Questa è una tipologia di scarpe cosiddetta da avvicinamento e/o da vie ferrate semplici.

Rimaniamo in scarpe basse, ma rispetto alla precedente sia la tomaia che la suola sono più rigida. Altra caratteristica, i lacci arrivano fino in punta, proprio per permettere di stringere bene il piede ed impedire che si muova, ma soprattutto per avere maggior sensibilità nella presa su rocce.

Alcuni modelli hanno una parte gommata in punta proprio per agevolare la presa nel caso di vie ferrate ( percorsi attrezzati con funi di acciaio dove assicurarsi con corda e moschettone ) oltre a questo serve anche a proteggere la vulcanizzazione della suola.

Anche questa tipologia di scarpa usa dei brevetti antishock per il tallone

lo scarpone

Questo probabilmente è quello che più si avvicina e quello che una volta era lo scarpone da montagna.

Sono cambiati molti negli anni, ed anche in questo campo e cioè lo scarpone alto cosiddetto, ci sono molte tipologie, io per l’uso che ne faccio e per la tipologia di terreno che frequento più spesso, preferisco quello diciamo che viene indicato per trekking impegnativi e lunghi.

Che cosa hanno gli scarponi alti e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa tipologia di scarpa?

Innanzitutto sono alti e proteggono la caviglia ( questo comporta di conseguenza un movimento diverso anche del ginocchio però )

L’altezza li rende anche più adatti a guadi o a terreni fangosi. Anche se può sembrare che ci si stanchi di più con questo tipo di scarpa, per percorrenze lunghe e per più giorni è la scarpa più adatta.

Ci sono scarponi alti ma leggeri con la tomaia in tessuto, scarponi alti impermeabili con la membrana in goretex o simili, oppure scarponi in cuoio come quelli della foto, più pesanti ma più resistenti anche per colpi o per temperature più fredde.

In molti modelli tutta la parte anteriore dello scarpone ha una parte in gomma, necessaria sia come protezione sia per avere maggior grip sulle rocce, e per una maggior impermeabilizzazione della scarpa

La suola è rigida tanto quanto la scarpa da avvicinamento, ma rispetto a queste non sempre c’è continuità nel battistrada della suola. Non sempre la suola particolarmente rigida, in questa tipologia di scarponi la scelta è molto ampia, quindi bisogna avere le idee chiare sull’uso che ne farete e farvi consigliare da amici con esperienza dal negoziante e perchè no anche dai noi. Alcuni modelli hanno la possibilità di usare i ramponi, in questo caso la suola è chiaramente più rigida.

scarponi da alpinismo

Questi che per alcuni potrebbero sembrare come i precedenti sono invece molto diversi.

Rispetto ai precedenti sono anche più alti e molto più rigidi sia nella tomaia che nella suola e tutti i modelli ramponabili, oramai anche in questo caso esistono diverse tipologie di ramponi, da progressione o da arrampicata, ma per quanto riguarda lo scarpone l’importanza è la rigidità della suola.

Per farvi capire quanto sono rigidi questi scarponi considerate che se mi metto in punta la suola non si piega e non sono leggero.

Vi domanderete ma perchè? non sono scomodi? Sì per camminare non sono il massimo, se vi capita di camminare su terreni battuti con questi sicuramente vi stancherete di più.

Ma pensate a camminare per ore su rocce appuntite, oppure semplicemente camminare con i ramponi che devono penetrare nel ghiaccio, oppure pensate la suola rigida come una leva che vi può agevolare anche per arrampicare.

Anche solo un pochi cm di presa riescono a sostenere il peso del corpo, per questo la rigidità della suola e della tomaia sono caratteristiche importanti

Chiaramente sono moto caldi ed impermeabili.

Gli anfibi

Gli ultimi tre modelli sono diciamo fuori concorso ma volevo comunque parlarvi anche di loro.

Questi sono i classici anfibi, quindi la loro principale caratteristica dovrebbe essere quella di non farvi bagnare i piedi.

Ma sono molto alti e la parte superiore della tomaia è morbida e quindi fascia bene, non solo la caviglia che rimane ben protetta, ma anche parte della tibia, questo rende l’anfibio molto pratico per cambi di direzione o di inclinazione del piede ( essendo nati per uso militare servivano scarpe comode per potersi piegare ed inginocchiarsi ) sono adatti ad ogni tipo di terreno, ma direi che li considero adatti a persone allenate ed abituate a camminare in terreni sconnessi ecc

Si trovano spesso nei mercatini militari, ed a volte si trovano usati pochissimo.

Altra caratteristica importante a volte hanno delle suole molto performanti anche su terrenni molto scivolosi addirittura in alcuni casi, hanno grip anche su superfici lisce e bagnate con olio.

Le scarpe da MTB

Ho voluto mettere anche queste. Sono un modello ed una marca specializzata in calzature da usare con le mtb

Sono molto comode e con una tomaia morbida che fascia bene il piede, ma la loro caratteristica è la suola abbastanza rigida e si “incastra” bene con i pedali da MTB che hanno delle piccole “viti” per impedire che il piedi scivoli via dal pedale.

Chiaramente non sono per niente adatta a camminare, senza tacco e lisce, si scivola anche sull’erba.

Volevo metterle proprio per farvi capire che scarpe del tipo sneakers non sono scarpe da utilizzare per camminare in natura, non aiutano una corretta postura, non hanno protezione per i colpi sul tallone, non hanno grip.

Five Fingers

Concludo questa piccola panoramica con le Five Fingers.

Vi dico subito non sono scarpe semplici, ma usandole con regolarità possono aiutare nella postura ( da consigliare se non avete particolari patologie ) ma soprattutto sono molto divertenti e ti avvicinano molto al terreno.

E’ quasi camminare scalzi ma con il piede protetto, ti aiutano ad abituarti ad usare le dita dei piedi, insomma possono tranquillamente essere in uno zaino da usare dopo aver tenuto lo scarpone tutto il giorno, sono sicuramente un’ottima scelta per riattivare la circolazione del piede.

Dopo tutto questo, probabilmente avrete le idee più confuse di prima, il mio consiglio, chiedete a chi va a camminare spessso in ambienti naturali, chiedete al vostro negoziante di fiducia, ma valutate bene quanto le dovrete usare.

Questo articolo non voleva essere un “comprate questo” avrete capito che ci sono delle domande da porsi prima dell’acquisto, quindi non c’è la scarpa perfetta per ogni cosa.

Per quanto mi riguarda, io di solito guardo, la suola, ho provato altre tecnologie di suola, ma il vibram rimane il migliore sul mercato secondo me. Tomaia in cuoio o sintetica, dipende, io le scarpe le distruggo quindi preferisco la tomaia in cuoio di solito riesco a farci anche due stagioni, con quelle sintetiche no. Gore Tex si o no? Per quelle basse secondo me è abbastanza inutile, mentre per lo scarpone diventa quasi indispensabile.

Considerate che ogni marca, la sportiva, la scarpa, Aku, Meindl, Lowa, Montura ecc ogni marca calza diversamente, quindi quando le andrete ad acquistare provate marche diverse e tenetele al piede un pò camminateci per qualche minuti non vi affidate alle prime impressioni.

Gli scarponi se non vengono usati per molto tempo possono farvi brutti scherzi ( la vulcanizzazione non è eterna e quindi vi si può staccare la suola durante un’escursione ) quindi ogni tanto andate a cammianare ed usateli, e poi vi fa bene camminare.

Sicuramente per camminare e per godersi la natura, la scarpa è lo strumento dove non conviene risparmiare. Non spendere tanto ma scegliere la scarpa giusta per il tipo di terreno e per l’uso che ne farete.

Nel prossimo articolo lo zaino

Vasco

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Voglio raccontare come è nato un viaggio e cosa è diventato una volta realizzato. L’idea di proporre trekking è il principale motivo della scelta di far diventare professione la mia passione nel camminare in ambienti naturali. Per maggior chiarezza Trek ed hike sono due esperienze differenti, il Trek è un viaggio e quindi è un hike di più giorni, un hike è un’escursione anche lunga ma di solito di uno o due giorni, usati per esperienze che di solito si fanno camminando in ambienti naturali.

Fatta questa precisazione torniamo al motivo della mia nota. Un trekking nasce dalla voglia di conoscere profondamente, intimamente un luogo naturale. Durante un’escursione ( e quindi un hike ) con alcuni clienti nasce da loro la voglia di sperimentarsi in questa attività ( il trekking ) ed hanno scelto il sottoscritto come guida ( e visto lo spessore di queste persone questo mi rende particolarmente orgoglioso ). Sono andato a rivedere tutti i miei trekking fatti nel corso degli anni, ed ho pensato che come prima esperienza un trekking nelle foreste appenniniche fosse la più adatta, e da qui la scelta di un trekking nel parco delle foreste casentinesi del monte Falterona e di Campigna. Quindi lavoro a tavolino anche sulla base della necessità di unire avventura, sicurezza, ed emozioni, e perché no anche relax.

I nostri monti appenninici hanno la possibilità di mostrare tutta la loro forza con un mix che difficilmente si trova nel mondo, e sono: accessibilità, cultura, emozioni. La spina dorsale italiana è ancora ricca di tracce del nostro passato, che pian piano le foreste stanno ricoprendo, ma che lasciano un ricordo quasi indelebile anche nella ricrescita di una foresta in alcuni casi quasi primordiale. Per viverle basta solo camminare e respirare profondamente, e viste le distanze che bisogna percorrere e soprattutto le pendenze, il respiro diventa molto profondo,questo camminare rende un trekking in queste foreste, un esperienza molto intima, e spesso fa emergere pensieri e ricordi del nostro vissuto, e fare questa esperienza, con altre persone, rende il tutto molto più ampio e profondo. Camminare insieme in queste foreste, ti fa diventare un drone che vola sopra la tua testa, con gli alberi che fanno da registi, “ con il cuore che scandisce il tempo “ ( modifica suggerita da una compagna di viaggio )

La mia idea di questo viaggio era quello di far vivere un’esperienza su alberi uomo ed acqua, questi tre elementi sono molto presenti nelle foreste del casentino, ed in tutte le mie esperienze passate sono stati gli elementi che più mi hanno toccato.

Il viaggio, il trekking, è iniziato nell’unica giornata di pioggia della settimana, e siamo quindi entrati in questa intimità nel migliore dei modi, con la luce diffusa dalle nuvole e gli alberi che ci hanno fatto da ombrelli. Passato il crinale ed entrati in Toscana la pioggia ci ha abbandonato e siamo arrivati ad una delle presenze più particolari del parco, l’eremo di Camaldoli. Qui il sole, le auto, ed i visitatori distratti e frettolosi, ci hanno fatto capire cosa ci aspettava, il contrasto tra le foreste di pochi metri prima, ed un turismo “normale” hanno iniziato a “toccare” i miei compagni di viaggio, e siamo ripartiti quasi subito. Da lì fino al primo rifugio, abbiamo camminato in quello che era uno dei trinceramenti della linea gotica tedesca, sono ancora molto evidenti i segni della violenza e dell’arroganza con cui l’uomo a volte si confronta con gli altri e con la natura, in netto contrasto con l’assoluta tranquillità dell’eremo e delle foreste non intaccate dalla guerra, lungo la linea gotica, trincee ed alberi di pochi anni ci mostrano un paesaggio usato male, ma che comunque ci trasmette emozioni, ci fa rivivere la fatica con cui l’uomo ha cercato di modellare e di usare quei ripidi pendii. Primo giorno soddisfatti e pronti per un’altra esperienza. Con il primo giorno ho valutato lo stato del gruppo, ed ho quindi proposto una piccola variazione al percorso rendendolo più lungo ma più coerente in quello che stava nascendo nei compagni di viaggio.

Il giorno dopo quindi, abbiamo percorso in buona parte, vecchi sentieri usati per il trasporto della legna, del carbone, e dei rifornimenti durante la guerra. Camminando distrattamente negli appennini è facile imbattersi in questi percorsi anche se non sono segnati, ci si trova facilmente in piazzole di vecchie carbonaie o come in questo caso in buche scavate per i trinceramenti o in grossi spiazzi per l’accatastamento del legname, la salita quindi rispetto al percorso pensato a tavolino, si è addolcita rendendo l’esperienza del cammino nella foresta più graduale, meno impattante. Arrivati sul crinale e con i piccoli scorci durante la salita, lo sguardo riesce ad arrivare più lontano, e come spesso accade anche la respirazione inizia ad andare in sintonia con l’ambiente che ci circonda. La via di cresta di questo parco è molto frequentata e nonostante la giornata ventosa e fredda, abbiamo incontrato molte persone, che in parte ci hanno rubato quell’intimità che stavamo cercando di costruire nel gruppo e nell’ambiente. Il secondo posto tappa ci ha regalato una delle poche radure che sono sul crinale di questo parco, un lascito delle antiche attività di pascolo dell’uomo, che nel corso degli anni sta lentamente lasciando il passo alla foresta integrale di Sasso Fratino ( la più antica d’Italia ) che è immediatamente a ridosso di questo passo, di questi vecchi pascoli. Ad accoglierci in questa giornata di fine tappa, 3 gheppi con il loro caratteristico volo a “spirito santo “ infine una gustosa cena, minestrone ( buonissimo ) ravioli e spezzatino con le patate

Terzo giorno si riparte, ci aspettano le vette più alte di questa parte dell’appennino, il Monte Falco ed il Falterona, camminiamo ancora sulle creste, ma il tema di questo viaggio dovrà cambiare, già nei giorni precedenti iniziavo a capire che i tre elementi che dovevano essere il filo conduttore non era più adatto, mancava un elemento importante l’acqua. Sembrava di camminare in un paesaggio autunnale ma senza quella varietà di colori che rende queste foreste uniche. I faggi perdono le foglie ancora verdi ed avvizzite dal sole e dal calore, tutte le sorgenti che incontriamo sono asciutte, e camminando in queste foreste si riesce anche ad alzare polvere, le uniche piante che resistono a questa estate così siccitosa sono i cardi. Nel pensare alle variazioni al tema perdo il sentiero e ci ritroviamo a camminare per un ripido pendio, dopo questa inaspettata variante arriviamo in cima al Falterona e poi alle secche e spoglie sorgenti di capo d’Arno, il lago degli idoli ci ripaga con la sua tranquillità e ci rimette presto in cammino. Il caldo dei giorni successivi e la mancanza di acqua nei torrenti e rigagnoli renderà ancor più suggestivo il percorso, rivelando la ricchezza e l’incredibile lavoro che ogni giorno queste foreste fanno per permetterci di respirare. Camminare sempre ricoperti dal fogliame a decine di metri di altezza dalle nostre teste, vedere anche come l’uomo usa ancora questo legno ( lungo il cammino abbiamo incontrato uomini al lavoro con il legname ) ci rende consapevoli della fortuna che abbiamo ad avere una spina dorsale così viva, lungo questo agitato tratto di terra sprofondato nel mediterraneo. Il gruppo in cammino è inconsapevolmente partecipe delle difficoltà di questi alberi e spesso si cammina in silenzio, con il respiro di ognuno di noi che si “accorda” con il poco vento che accarezza queste foreste

Il versante romagnolo, oltre che giornate decisamente calde, ci presenta il paesaggio marnoso arenario che lascia poco spazio alle distrazioni, ogni angolo uno scorcio diverso, sentieri che che lasciano immaginare cosa diventeranno quando arriveranno le piogge speriamo non violente. I solchi, le frane, le lame di terra erose dalle acque così assenti in questo anno, rendono unico ed irripetibile questo viaggio. Una variazione sul percorso ci ha permesso di camminare nel sentiero forse meno battuto di tutto il trekking, il tratto che dal rifugio Fontanelle arriva a Lago di Corniolo, per arrivare alla nostra prossima tappa ci aspetta una faticosa salita, ma il caldo soffocante ha caldamente consigliato di accorciarlo prendendo un autobus che ci ha portato al nostro nuovo posto di ristoro, un accogliente agriturismo e lì abbiamo anche dato il nostro piccolo contributo sgranando un cesto di fagioli, dopo una cena con pappa al pomodoro, ed un risotto all’anatra strepitoso. Nonostante non sia la prima volta che cammino un questa parte dell’appennino, mi meraviglio sempre di trovare e vedere paesaggi nuovi modificati dal tempo e dall’uomo, prima con il taglio degli alberi, poi con i pascoli, ed ora con l’abbandono. Due giorni di cammino quasi sempre da soli e ritroviamo la presenza dell’uomo nella diga di Ridracoli, un’opera che nonostante sia in netto contrasto con l’ambiente circostante, vista la quantità di cemento con cui è costruita, è bella da vedere, e pare che quest’opera sia apprezzata anche dalla fauna selvatica che la circonda, visto che probabilmente è una delle poche riserve di acqua anche per loro, forse per questo ci hanno accolto venendoci a salutare nell’ultimo posto tappa di questo trekking, di questo viaggio, un piccolo ma accogliente rifugio, con il lago e la riserva integrale di Sasso fratino che ci fanno da cornice.

L’ultimo giorno visto che il gruppo oramai è consolidato, un ultimo cambio di programma, per dare a questo viaggio, a questo trekking anche quel piccolo sapore di sfida tra noi e l’ambiente montano, un lungo rientro con davanti a noi tutto il dislivello disceso nei giorni precedenti, siamo risaliti lungo un ripido fosso, quasi completamente asciutto, per arrivare in cima al monte Penna un balcone che ci fa vedere tutto il cammino dei giorni precedenti, i percorsi ad anello hanno questo vantaggio, ti fanno crescere, aumentano la fiducia nelle tue capacità, perché ti aiutano a capire quali sono i tuoi limiti nel camminare … non ci sono.

Ogni viaggio ogni trekking è diverso, in ognuno di questi scopri aspetti nuovi di te stesso e delle persone che sono in cammino con te, quasi sempre piacevoli sorprese, il camminare più giorni insieme ci fa tornare bambini, ci rigenera e ci restituisce quella capacità di spalancare la bocca davanti a paesaggi naturali, ci regala di nuovo il grande dono della meraviglia, finchè l’essere umano avrà la capacità di meravigliarsi a quello che incontra l’essere umano avrà un futuro, ed il camminare rende tutto questo più semplice ed anche più vero. Voglio ringraziare i miei compagni di viaggio di avermi dato la possibilità di vivere di nuovo questa esperienza.

Vasco